“Marilena, ci sposiamo e vorremmo fossi tu ad aiutarci”.
“Ragazzi, ma io non sono una wedding planner!”
“Sì, ma lavori da anni nel mondo degli eventi e il tuo matrimonio è stato uno dei più belli a cui abbiamo partecipato”.
Accettai, e insieme raccontammo una storia bellissima che parlava di radici, partenze, ritorni e di un amore sconfinato per la propria terra. All’epoca lavoravo come project manager nell’organizzazione di grandi eventi per brand multinazionali, e mi sembrò una bella occasione per applicare a un matrimonio il mio senso del bello insieme ai principi del mio lavoro: passione, progettazione, creatività. Mi faceva sorridere essere definita wedding planner, non ho mai amato le etichette. Volevo scrivere insieme ai futuri sposi il loro progetto d’amore sotto una luce inedita. Perché alla base di ogni evento, che sia una festa, un matrimonio, un compleanno, c’è sempre una storia da raccontare.
Ho sempre creduto che ciascuno sia il frutto di una storia. Mi piace pensare, nella maggior parte dei casi, a una bellissima storia d’amore. Amo le storie perché sono uniche e aprono a infiniti mondi in cui tuffarsi. Le mie sono popolate da passeggiate a piedi nudi sulla spiaggia, colori pastello e quaderni a quadretti, vecchi bauli che raccontano memorie, fiori di campo e foto retrò, cavalli bianchi di Camargue che corrono al tramonto, distese di ulivi, sole sulla pelle, e terra brulicante di promesse.
